Juventus-Genoa streaming-diretta tv, dove vederla (Serie A)

Juventus-Genoa streaming, Juventus-Genoa diretta, Juventus-Genoa diretta tv, Juventus-Genoa streaming diretta, Juventus-Genoa dove vederla, Juventus-Genoa orario, Juventus-Genoa live, Juventus-Genoa diretta streaming, Juventus-Genoa highlights, Juventus-Genoa pagelle, Juventus-Genoa video gol, Juventus-Genoa formazioni ufficiali, Juventus-Genoa voti, Juventus-Genoa a che ora, Juventus-Genoa dove vedere

L’articolo Juventus-Genoa streaming-diretta tv, dove vederla (Serie A) sembra essere il primo su Blitz quotidiano.

Mia Immagine

       

Judo, Grand Prix Tunisi 2018: il Kazakistan si aggiudica il primo medagliere del nuovo anno

Il nuovo anno del judo internazionale si è aperto in questo fine settimana con il Grand Prix di Tunisi 2018, primo Grand Prix della storia a svolgersi nel continente africano, ma anche primo torneo che prevedeva l’applicazione della nuova versione del regolamento. Il torneo non ha visto la partecipazione di atleti italiani. Clicca qui per i […]

Mia Immagine

       

LIVE Australian Open 2018, tutti i risultati di lunedì 22 gennaio: tabellone femminile. Halep punta ai quarti di finale. Kerber sfida la sorpresa Hsieh

RISULTATI AUSTRALIAN OPEN – 22 GENNAIO – TABELLONE FEMMINILE ROD LAVER ARENA Madison Keys [17] (USA) vs Caroline Garcia [8] (FRA) Su-Wei Hsieh (TPE) vs Angelique Kerber (GER) [21] Barbora Strycova [20] (CZE) vs Karolina Pliskova [6] (CZE) MARGARET COURT ARENA Simona Halep [1] (ROU) vs Naomi Osaka (JPN)     giandomenico.tiseo@oasport.it Twitter: @Giandomatrix Clicca […]

Mia Immagine

       

Feed RSS di lantidiplomatico.it 1970-01-01 01:00:00

Caracas, 16 gennaio 2018 (MPPRE) – Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, ha denunciato i piani violenti orchestrati dalla destra internazionale, l’annuncio è stato dato durante la cerimonia di trasferimento del comando della Comandancia General de la Guardia Nacional Bolivariana (GNB). (Versión en Italiano).

**
 

Il Capo di Stato ha fatto riferimento allo smantellamento di un gruppo terroristico finanziato dalla destra internazionale, come un successo della Forza Armata Nazionale Bolivariana dopo un approfondito lavoro di intelligence.
 

“La controrivoluzione, operata da Miami e dalla Colombia, deve intendere che qualsiasi gruppo da loro armato e finanziato per fomentare il terrorismo, farà la stessa fine. Siamo disposti a difendere con la vita il diritto alla pace, alla dignità, all’indipendenza del nostro popolo e del nostro paese, nessuno porterà il terrorismo in Venezuela”, ha affermato.
 

Allo stesso tempo, ha respinto le dichiarazioni di appoggio a questi gruppi violenti da parte di politici e membri del Congresso stranieri.

**
 

“Avete ascoltato le dichiarazioni del terrorista Alvaro Uribe Velez, incoraggiando questi gruppi violenti, come hanno fatto anche i membri del Congresso della città di Miami, Florida. Il Congresso degli Stati Uniti comanda e finanzia questi gruppi terroristici (…) che ricevono gli ordini da Miami o dall’oligarchia di Bogotà”, ha informato.
 

A sua volta ha esortato questa istituzione di continuare a lavorare in modo efficace per contribuire alla pace e la tranquillità di tutti i venezuelani.

FONTE

Mia Immagine

       

Feed RSS di lantidiplomatico.it 1970-01-01 01:00:00

 

 di Iroel SánchezAlmayadeen

 

Quando ero adolescente ho letto un romanzo di Bertolt Brecht ‘Gli affari del signor Giulio Cesare’. Uno dei passaggi che più ha attirato la mia attenzione era come Brecht riferisca come già nella Roma pre-imperiale l’economia, attraverso il rifornimento e prezzo del grano, venisse usata come arma politica.

 

Gli ultimi cento anni sono stati testimoni dell’ampio utilizzo di tale risorsa contro quei governi che non sono stati di gradimento dei mercanti della nuova Roma, ma ciò che nessuno avrebbe potuto immaginare è che anche nel Cile di oggi – dove non c’era la minima possibilità che un progetto con un programma antimperialista potesse prendere il potere esecutivo –  l’intervento fosse possibile.
 

L’informazione, rivelata niente meno da quell’organo ufficiale del capitalismo globale che è The Wall Street Journal e proveniente dal capo economista della Banca Mondiale, Paul Romer, è che sono stati alterati, per scopi politici, gli indicatori della competitività che pubblica quella istituzione. Dati alterati che indicavano come durante il mandato della presidentessa cilena Michel Bachelet la “competitività” fosse crollata dal posto 33, nel 2015, al 120, nel 2016, senza aver nulla a che fare con le misure adottate dal governo cileno, ma dal modo, politicamente motivato, di misurarla incidendo nel fatto che l’investimento estero in Cile calasse del 40% nel 2017. Il tutto è stato chiaramente una delle principali bandiere nella campagna elettorale del neo-eletto presidente eletto Sebastián Piñera.
 

Se questo è il comportamento contro il Cile di Bachelet, è lecito chiedersi come avranno operato e operano questi organismi nel caso del Venezuela di Nicolas Maduro, della Bolivia di Evo, dell’Argentina Kirchner o peggio ancora della “Cuba di Castro”, e quanto sia servito quel voto della “mano invisibile del mercato” affinché giungesse al potere qualcuno come Maricio Macri o Enrique Peña Nieto.
 

La cosa sorprendente è che poco tempo fa si dibatteva, nella stampa privata sorta a Cuba durante il periodo in cui Barack Obama volava a bordo dell’Air Force One per l’isola, di aderire a meccanismi come la Banca Mondiale e soprattutto al suo parente di fama ancora peggiore: il Fondo Monetario Internazionale. L’ora congiunturalmente visibile “arcipelago di dispotismi” (Boaventura de Sousa), in cui le organizzazioni globali dell’economia e della comunicazione non cessano di votare alle elezioni nazionali e locali mette a nudo quelle ingenue (?) illusioni.

 

In piena auge dell’incantesimo obamista verso Cuba, uno dei teorici dell’ “atterraggio morbido” dell’isola al capitalismo sosteneva che la maggiore conoscenza dei cubani sui processi elettorali in America Latina, avrebbe comportato l’abbandono del modo in cui si eleggono le autorità cubane per assumere il modello di democrazia liberale che gli USA hanno imposto nella regione.

 

Ma l’impunità dei golpe parlamentari che abbiamo visto succedere negli ultimi anni in Paraguay e Brasile, la scandalosa frode in Honduras, così come quelle che più volte si sono verificate in Messico, il patto in Perù tra governo e opposizione per scambiare la protezione reciproca di un presidente accusato di corruzione ed un ex presidente condannato, il voltagabbana di un governante che, in Ecuador, abbandona il programma che lo ha portato al potere esecutivo, sono alcuni dei molti esempi che potrebbero essere citati per persuadere i cubani. Questo mentre i governi sostenuti dal voto popolare come quelli di Venezuela e Bolivia a malapena sono riusciti a sopravvivere agli attacchi di un’oligarchia che usa denaro straniero nei social network ed il potere dei grandi media per una guerra senza quartiere che, sebbene non abbia potuto rimuoverli dalla direzione dei loro paesi, non rispetta le stesse regole del modello che i suoi sostenitori dicono di difendere.

 

L’altissima astensione, le promesse in campagna elettorale che raramente si realizzano, l’applicazione della violenza della polizia contro la cittadinanza e, ora, il riconosciuto uso politicizzato dell’economia, non solo contro governi di sinistra ma anche contro quelli che non sono sufficientemente neoliberali, come è stato appena rilevato per il Cile, mostrano un panorama che è ben lungi dall’essere molto seducente; nonostante il denaro usato per farlo apparire come tale.

 

Il sistema elettorale cubano non è perfetto e, naturalmente, deve ancora cambiare, ma proprio nella stessa direzione di quella marcata fino ad oggi: il più lontano dall’aprire le urne alla mano sempre più visibile del mercato.

*Traduzione di Francesco Monterisi 

Mia Immagine

       

Feed RSS di lantidiplomatico.it 1970-01-01 01:00:00

“In audizione nella commissione per gli affari esteri dell’Assemblea nazionale francese, il commissario europeo Pierre Moscovici ha appena dichiarato, in seguito alla nostra inchiesta: nel caso in cui la Francia votasse contro il CETA, un accordo di libero scambio con il Canada, si applicherebbe ancora nella sua forma attuale, la sua attuazione provvisoria già in vigore dallo scorso settembre continuerebbe.” Lo ha dichiarato in un post Facebook il leader di France Insoumise Jean-Luc Mélenchon.

**

“Questa affermazione di totale violenza politica dimostra quanto il liberalismo economico sia sempre meno libertà, opssibilità di decisione per il popolo e sempre più autoritarismo”, ha proseguito Melanchon ribadendo la volontà del suo partito di indire un referendum sul CETA.

 

Mia Immagine

       

Cina e Russia respingono il vertice canadese sulla Corea del Nord. “E’ illegittimo e alimenta il clima da guerra fredda”

La Cina ha respinto l’organizzazione da parte degli Stati Uniti e del Canada di un vertice sulla Corea del Nord. Secondo Pechino si tratta di un’iniziativa “illegittima” e che conserva la logica della Guerra Fredda con due degli attori principali in relazione ai rapporti con Pyongyang, Cina e Russia, non sono stati neppure invitati. 

“Dal momento che l’incontro non ha avuto legittimità, la Cina si è opposta alla riunione fin dall’inizio”. Lo ha dichiarato Lu Kang, portavoce del ministero degli Esteri cinese, in una conferenza stampa mercoledì.

**

Secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua, il funzionario cinese ha dichiarato che il vertice di Vancouver (nel sud-ovest del Canada) manca di “legittimità” e ha denunciato l’assenza all’incontro di Cina e della Russia, attori chiave nella crisi della penisola coreana.

Questa situazione, ha detto il portavoce cinese, mostra che l’Occidente mantiene ancora la mentalità dell’era della guerra fredda per quanto riguarda la questione nordcoreana. “Dal momento che l’incontro non ha avuto legittimità, la Cina si è opposta alla riunione fin dall’inizio “, ha proseguito.

I ministri degli esteri di una ventina di paesi si sono incontrati martedì nella città della costa del Pacifico del Canada per affrontare il programma nucleare della Corea del Nord. Durante la riunione, i partecipanti hanno convenuto di considerare l’imposizione di sanzioni unilaterali a Pyongyang oltre quelle stabilite dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC).

Anche il governo della Russia ha respinto l’iniziativa di Vancouver su Pyongyang e ha minimizzato i suoi effetti sulla soluzione della questione coreana. “Non penso che in quell’incontro si realizzerà qualcosa di produttivo e, se non otterrà nulla di controproducente, sarebbe già un grande risultato”, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Mia Immagine

       

Alberto Negri – Niger, non giocate con i soldatini di piombo

di Alberto Bagnai*

Mettiamo un piedino con gli anfibi in Niger, uno in Libia, un altro in Tunisia e fiorisce nella penisola un’eroica primavera di combattenti e strateghi che probabilmente non hanno mai neppure fatto il servizio militare.

Hanno memoria corta: ogni volta che l’Italia fa una missione militare ricordiamoci dell’Iraq, della Somalia e dell’Afghanistan.

Non siamo autonomi.

In Somalia nel’92 gli americani non ci davano neppure il permesso di atterrare a Mogadiscio.

In Iraq nel 2003 abbiamo subito l’attentato di Nassiriya.

In Afghanistan abbiamo perso decine di uomini e poi abbiamo finito di effettuare missioni di combattimento con le forze speciali, perché di quello si trattava. Bisogna esserci stati, e non una volta sola, in questi posti per capire di che cosa di parla.

Il resto sono stupidaggini di presunti esperti che giocano a tavolino con i soldatini di piombo. Topolini…

*Post Facebook del 18 gennaio. Pubblicato su gentile concessione dell’Autore 

Mia Immagine

       

Damasco non vuole nemmeno un dollaro statunitense, ‘macchiato con il sangue dei siriani’

“Il governo siriano non ha bisogno neanche di un solo dollaro per la ricostruzione, perché i dollari USA sono macchiati con il sangue dei siriani”, si legge in una dichiarazione del ministero degli Esteri siriano.
 
Inoltre, si sottolinea che gli Stati Uniti non sono invitati a contribuire alla creazione di pace in Siria perché, le loro politiche “solo generano distruzione e sofferenza”, di conseguenza, la loro presenza è “illegale” e di una “flagrante violazione” della sovranità siriana e del diritto internazionale.
 
Con queste parole, il ministero degli Esteri siriano ha replicato alle dichiarazioni del segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, il quale ha affermato che il suo paese resterà in Siria al fine di mantenere la pressione sul governo di Damasco e garantire che l’ISIS non possa riemergere.
 
Damasco, che rifiuta completamente qualsiasi operazione degli Stati Uniti sul suo territorio, denuncia che l’amministrazione statunitense cerca di proteggere l’ISIS, un gruppo terroristico “creato dall’ex presidente Barack Obama”.
 
L’obiettivo della Casa Bianca, prosegue il comunicato, non è mai stato quello di eliminare l’ISIS, un esempio si può vedere nella città di Raqqa (nord). Quindi, si fa riferimento alle Forze Democratiche Siriane (SDF), che, con il supporto di Washington, controllano la città, permettendo, persino, l’uscita dell’ISIS verso aree sicure.
 
Nel frattempo, l’esercito siriano continuerà le sue operazioni fino alla liberazione di ogni centimetro di territorio dai gruppi terroristici, “qualunque sia il loro nome”, e continuerà ad agire con la stessa determinazione finché la Siria non sarà liberata da qualsiasi presenza straniera illegale, si sottolinea nel testo.
 
Riferendosi ai diversi round di colloqui per risolvere la crisi siriana, il ministero degli Esteri sottolinea che qualsiasi soluzione politica deve rispondere alle aspirazioni del popolo siriano e non alle agende o agli interessi stranieri che contraddicono la volontà dei siriani.
 
 

Mia Immagine